mercoledì 29 dicembre 2010

Prematurata la supervendola


Se è vero il detto "parla come magni", di cosa mai si nutrirà Nichi Vendola, per uscirsene con frasi come quella che segue?
“Cambia molto se la democrazia è non soltanto la fotografia sincronica degli umori ideologico-culturali del presente ma se, in qualche maniera, ha una capacità, se possiamo dire così, di proiezione diacronica, di prospettazione che va oltre il limite generazionale, se il ‘bene comune’ lo preserva con lungimiranza, se assume la bisessuazione del linguaggio che la fonda come principio di realtà ed esodo dalla gabbia del neutro-maschile”. (“I dilemmi della speranza: un dialogo”)
Un leader che si propone come elemento di rottura con il passato dovrebbe prima di tutto evitare di parlare come gli antichi politici delle convergenze parallele. Dovrebbe farsi capire. Perfino dagli operai, se necessario.
Senza abbindolare con melodie da pifferaio magico o puntando agli intestini come i populisti miliardari ma esprimendo concetti chiari e semplici. Parole comuni, senza additivi, pesticidi e conservanti.

Vendola invece, a giudicare dalla frase di cui sopra e dalle altre riportate nella preziosa raccolta a cura di Claudio Cerasa e ripresa dal Tafanus ieri, oltre ad alcune concettine niente male che gli escono soprattutto quando è ospite di Daria Birignardi, ama deragliare con queste libere associazioni che Grillo ha liquidato brutalmente, non senza ragione, come supercazzole e che Metilparaben sarebbe in grado di riprodurre all'infinito con uno dei suoi celebri "generatori di". In questo caso "generatore di concetti vendoliani".

Il wannabe candidato del centrosinistra, inspiegabilmente osannato anche dalla nuova destra di FLI, parla, che delusione, come uno di quei vecchissimi intellettuali demoplutocattocomunisti di una volta; quelli che, leggendoli, ti facevano temere di essere dislessica e che parlavano così proprio per non farti capire un cazzo e finire per avere sempre ragione sulle masse. Magari mi sbaglio, ma la bisessuazione del linguaggio non ti può uscire all'improvviso una mattina così, come un foruncolo, ma necessita di un preciso atteggiamento mentale.

E non è solo il parlar forbito per stupire la platea, è anche l'utilizzo sfrenato di ovvietà quasi imbarazzanti. Quando non usa la supervendola prematurata contro i suoi interlocutori, Nichi diventa poeta per caso e narratore sublime di piccole grandi immagini indimenticabili.
“Le primarie sono come il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia per ascoltare il rumore del mare: sono il rumore della vita”.
(Babba bia!)
“Ricordo la sensazione di infinita libertà nell’andare a cercare un orecchino adeguato alle mie tasche, un semplice cerchietto d’oro, e il dolore del buco fatto in gioielleria, lì capii quanto la bellezza nasca nel grembo del dolore”.
Se per Nichi il dolore è farsi il buco nell'orecchio, figuriamoci se avesse dovuto partorire o subire un'infibulazione faraonica. E poi lo stesso concetto lo abbiamo sentito pronunciare mille volte dalle vecchie zie: "Per esser belle bisogna soffrire".

E che dire di una frasetta come questa:
“Vengo rimproverato, anzi mi viene mossa un’imputazione di reato. Io sono reo di porto abusivo di sogno e devo dire che tendenzialmente mi dichiaro colpevole”.
Disciamolo, questo è una spanna sopra a Moccia. Anzi, lo eclissa proprio.

La mia preferita però è questa:
“La sessuazione di un processo elettorale”.
Di fronte a certi concetti si può solo dire: "Ma comme fa?"
Insomma, per riassumere gli esiti della dissezione anatomica del candidato Vendola, lo definirei uno che parla come Aldo Moro, pensa come Federico Moccia e si crede un genio come Giovanni Allevi.

Se penso che, in altrernativa, c'è Piero Fassino che vorrebbe essere operaio sotto Marchionne, quasi quasi, se fossi un elettore di sinistra, mi sparerei.

lunedì 27 dicembre 2010

Sogno di fantascienza


L'avevo detto io che quei due assieme avrebbero rinnovato i fasti della collana Urania (altro che Fruttero e Lucentini!) e ci avrebbero offerto un meraviglioso giornale di fantascienza. Detto, fatto.
Oggi Libero se ne esce con questo trip lisergico degno del più flippato dei Philip K. Dick. Pura para dura.
In soldoni: Fini starebbe organizzando, assieme alla malavita organizzata, un falso autoattentato per darne la colpa a Berlusconi.
Uhm, un autoattentato. Come quello di Belpietro qualche settimana fa e magari quello della labbrata con il duomino al Sire Duca? Sa, da paranoici si finisce per vedere autoattentati dappertutto.

venerdì 24 dicembre 2010

Fast Christmas


Natale di corsa.
Perché non hai avuto tempo nemmeno di fare 'o presepio e manca ancora la prolunga per dare luce all'albero.
Perché i regali li hai già comperati a settembre ma hai sempre la sensazione di aver dimenticato qualcuno.
Perché il pranzo di Natale ci sarà grazie all'aiuto di preziose amiche che ancora riescono a fare 45 uova di cappelletti, compresi i tuoi.
Perché hai dovuto lavorare anche questo pomeriggio di vigilia e sei stanca morta.
Perché quest'annaccio infame non vedi l'ora che finisca e provi ad accorciare i tempi.

Natale di corsa ma senza dimenticare gli auguri agli amici. Auguri a tutti coloro che passeranno di qui stasera, stanotte e domani. Non so se ve ne siete accorti ma per me siete preziosi.

Buon Natale! 

giovedì 23 dicembre 2010

P.M.F.U.P


Ho il nome del nuovo partito. Se susciti emozioni non so ma sarebbe quello più adatto e sincero.
Pinocchio Mi Fa Una Pippa.

mercoledì 22 dicembre 2010

L'anella mancante



Non faceva prima, la vitocatozzo della Lega, questa soave fanciulla del sud che offre i suoi servizi agli odiatori dei terroni, quest'anella mancante, a sbattere la clava sulla scrivania e dichiarare la legge approvata per suo capriccio, magari dopo aver prima randellato a dovere quell'importuno umano che cercava di impedirle di nuocere al suo stesso schieramento? 
Rosi Mauro. E' bello sapere che in Senato c'è gente così a rappresentarci, alla bisogna.

domenica 19 dicembre 2010

Nel regno di troppo vicino


Ho appena visto l'ultimo capitolo di Shrek, "E vissero felici e contenti". Parla di un nano malefico megalomane, vanitoso ed imbroglione che si rivolge al suo popolo dagli schermi televisivi, che vive chiuso in un palazzo con un'oca come amica e circondato da streghe con le quali fa feste danzanti, servito da pupazzetti di pastafrolla. Che usa pifferai magici per costringere gli altri al suo volere e propone contratti truffaldini ai suoi sudditi.
Il suo nome è Tremotino. Perché, che avevate capito?

Una stupefacente rassomiglianza


sabato 18 dicembre 2010

Un anello per legarle tutte


"Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende."

(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli., pag. 75 )

Quindi l'hanno fatto per l'anellino di Silvio Sauron, queste ingorde e vanitose gazze ladre?

venerdì 17 dicembre 2010

Famolo senza preliminarie

Se la prendono con il Sor Bersani perché non vuole le primarie e, piuttosto che darla vinta a Vendola, preferisce andare subito al sodo, magari in una dark room, all'impiedi e chi c'è, c'è. 
Sono delusi. Ah già, si erano abituati alle primarie, al lungo strusciamento e lingua in bocca prima delle due botte e via al modico costo di due euri. 

Guarda, quasi quasi do ragione al segretario con l'espressione da labrador. In tempo di guerra non si può fare tanto i difficili.
Tanto le preliminarie sono noiose, si sa già chi le vince, cioè il candidato gradito alla dirigenza; quello che si sa già che vincerà - e non dite che non è vero. 
Altrimenti perché sui depliant che il Piddì ci recapita nella cassetta della posta, il Prescelto è sempre contrassegnato con un matitone che lo punta o con un "Vai (suo nome)!" scritto in bella evidenza in rosso? Lui, l'Eletto, in prima pagina con il faccione sorridente e gli altri candidati nell'ultima, con le fotine piccole piccole.
Tanto per salvare l'apparenza, direbbe uno spirito maligno.

giovedì 16 dicembre 2010

Il martirio di S. Bondi


Si, hai ragione Sandro, è disumano. Ma cosa ti aspettavi dai comunisti, i tuoi antichi compagni, dopo averne detto tanto male solo per compiacere il tuo signore?
Va bene va, si farà finta di passar da bischeri. Non ti sfiduciamo. Però prima un po' di bunga bunga.

mercoledì 15 dicembre 2010

L'inverno del nostro scontento


Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato. 
Quando il leit motiv è che il Berlusconi corruttore di ogni orifizio possibile è un ostacolo per l'Italia, che ne impedisce l'uscita dalla recessione, la crescita economica e la riduzione del debito pubblico perché l'unico motivo per il quale sta abbarbicato al governo è per fare i suoi interessi e salvarsi dai processi, il messaggio è chiaro. Gli ostacoli, per definizione, possono, anzi devono venire rimossi. Non so sinceramente che consolazione possa essere l'aver conquistato il voto di  qualche parlamentare per caso e politicamente morto di fame quando tutte le cancellerie del mondo ti schifano e non vedono l'ora che tu ti tolga di mezzo proprio in senso materiale.

Sono mesi che ex colleghi, fratelli, ex compagni di merende, protettori (anche lui fu puttana da giovane) gli mandano messaggi con l'offerta di un salvacondotto ma lui niente. O non capisce o vuole proprio farsi togliere di mezzo. Forse sta entrando nella stessa vertigine autolesionistica che portò Kennedy a salire sulla decappottabile a Dallas, covo del nemico, offrendosi per un facilissimo tiro al piccione. 
B. deve solo ringraziare gli avvoltoi speculatori che probabilmente stanno lucrando sull'instabilità italiana e che hanno interesse a tenerlo in vita come loro strumento, così come i suoi antichi e nuovi protettori innominabili e tutta la feccia che gli fornisce il sangue fresco quotidiano ma se dovessero prevalere altri interessi e più potenti ed inderogabili, come quelli imperiali, ad esempio, possiamo già ordinare la corona.

Ha vinto una battaglia ma non la guerra, insomma. La guerra continua e si sa che dopo gli armistizi arrivano le lotte più cruente e le rese dei conti più sanguinose.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell'incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Parliamoci chiaro. Il malcontento sociale è destinato ad aumentare, con una crisi che si sente brontolare nelle pance degli italiani, non certo nelle parti basse inanimate del ducetto e negli stomaci pieni dei suoi cortigiani. Se la crisi morderà di brutto i garretti degli italiani, sarà sempre più forte il disgusto per un regime che da un lato spende e spande in marchette a puttane di entrambi i sessi (che ve le possiate spendere in un bel mobile spallato in mogano), e dall'altro sarà costretto  dalla contingenza economica mondiale a richiedere sacrifici, nei mesi a venire, a chi non te ne può più concedere. 
Di conseguenza, le manifestazioni di protesta, spontanee o meno, studentesche e operaie, pacifiche o violente saranno sempre più frequenti. Con la novità, rispetto agli anni sessanta e settanta, che oggi già scendono in piazza, o hanno una voglia matta di farlo, categorie finora restie a manifestare pubblicamente, come gli imprenditori, i commercianti e perfino le forze dell'ordine. 

Qualcuno sente l'odore acre della rivoluzione nell'aria. Non credo siamo in procinto di arrotare le lame delle ghigliottine, siamo un paese troppo pantofolaio e vigliacchetto. I dittatori li andiamo a sfregiare quando sono già abbondantemente cadaveri; non avremmo le palle per tagliare la testa ad un re, neppure ad un re di cartapesta e i lacchè ci fanno pena perché ci assomigliano troppo. 
Nonostante ciò, il clima non è comunque destinato a migliorare per le caste parassitarie, ignobilmente attaccate al denaro, sterco del caimano, che senza pudore gettano in faccia a cassintegrati, precari e disoccupati il frutto dei loro lavori di chiappe.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.

Se il clima non è proprio rivoluzionario ma sicuramente surriscaldato, è ovvio che il regime cercherà ogni pretesto per invocare un giro di vite antidemocratico.
Ricordatevi l'ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
In effetti, se io fossi il regime, avendo capito che il gioco si sta facendo duro e che rischio di dover fronteggiare ogni giorno una nuova protesta di piazza, manifestazione inequivocabile di mancanza di consenso, perché sono un incapace inadatto a risolvere i problemi di un paese, mi verrebbe la tentazione di fare una cosa. Manderei in piazza centinaia di infiltrati, magari quel Black Bloc più fantomatico di Al Qaeda che salta fuori sempre al momento giusto quando c'è da dare una mano ai governi di destra. Li manderei, come diceva Kossiga, a mettere a ferro e fuoco una città.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell'ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c'è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter "violare la zona rossa", offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.

Il problema a questo punto, in previsione dell'aumento del malcontento nelle piazze, e visti i segnali che fanno presagire la tentazione da parte del regime di cavalcare la violenza di piazza di pochi, magari provocata ad arte, per impedire il dissenso dei più, è capire cosa faranno il maggiore partito di opposizione e il maggiore sindacato per fronteggiare un inverno di contestazioni da parte di lavoratori e studenti al fine di garantire una certa protezione a chi manifesta con pieno diritto in maniera civile senza ricorrere alla violenza. Insomma scenderanno in piazza con i manifestanti, staranno accanto a studenti e operai o staranno chiusi in sede a giocare alla playstation?
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.

Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: "C'erano gli infiltrati!" Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D'Alema, l'esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d'Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.

Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d'ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.
Il risultato lo conosciamo. Più botte per tutti, migliaia di feriti, soprattutto alla testa, un morto rimasto senza giustizia, devastazioni condotte scientificamente dal Black Bloc con gli agenti che restavano a guardare.

Se c'è una lezione che abbiamo imparato dal G8 di Genova, ed io penso che quello fosse il messaggio urbi et orbi, è che se scendi in piazza lo fai a tuo rischio e pericolo, che il minimo che ti può succedere è prendere un fracco di legnate e se proprio insisti a qualcuno può sempre scappare una pistolettata. Colpa tua che non sei rimasto a casa a studiare, a guardare il Grande Fratello o a trombare.
E' dal 2001 che ci chiediamo cosa sarebbe successo se al G8 di Genova ci fosse stato un servizio d'ordine garantito dal maggiore partito d'opposizione; qualcuno esperto in guerriglia urbana capace di contenere le infiltrazioni ed isolare i provocatori. Ma forse sbagliamo a chiedercelo. Quella fu un tipo di protesta che DOVEVA essere stroncata a tutti i costi. Si può criticare la Gelmini e il bagonghi brianzolo ma non il sistema delle multinazionali. E questo lo sa benissimo anche il Piddì.

Mi  dicono poi che quella cosa chiamata "servizio d'ordine del PCI", un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel '77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E' che non lo cedono tanto facilmente.

Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità.  Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?

martedì 14 dicembre 2010

La vittoria di Pirla


Su, su con la vita, ci vuole ottimismo. Sentite cosa scriveva l'astrologo nel lontano 2002 (mica l'altro giorno):


"Tra il 2003 ed il 2004 il suo potere brillerà al massimo, con una netta tendeza di destra, giusto nel sestile esatto all'AS, per poi allentarsi fino al 2010. Le sue responsabilità cresceranno come un'inondazione fino al 2005, nel quale il suo cuore potrebbe anche avere dei problemi.
Supponendo che questo problema non evolva negativamente, la sua espansione finanziaria arriva all'apogeo nel 2007. Nel 2010, sette anni e mezzo da oggi, sarà la fine della sua carriera attuale. Però l'avvenimento più forte che avrà sarà nel 2014 in opposizione a Saturno-Luna, potrebbe essere un trasferimento in un luogo lontano o esilio con forti perdite ed un gran dolore personale. In ogni modo questo è un destino che sarà ricordato per molto tempo.


Lo so che sono ancora quattro anni di tortura nelle mani di un vecchio ramarro maniaco che sottopone a stalking un'intera nazione ma cosa volete che sia? E' bello sapere che il tempo lavora per noi.
Ad ogni modo, sento con piacere tintinnar di monetine anche per i suoi giannizzeri. Chissà, forse riusciamo ad accorciare i tempi.

sabato 11 dicembre 2010

Quelli che...


Quelli che con un bella manifestazione passa tutto, anche il cancro berlusconiano.


(Sono quelli che hanno consegnato l'Italia a Berlusconi ma che credono di convincere qualcuno a rivotarli con qualche torpedone organizzato, le bandiere, il "Bella Ciao" che francamente ha rotto il cazzo, il re dei trombati Veltroni che invece di nascondersi tre metri sottoterra ancora sta lì a fingere di essere un leader, il segretario Sor Pampurio con D'Alema poco lontano, e le migliaia di partecipanti che ancora si scomodano per questa dirigenza di merda invece di prenderla a roncolate. 
Soprattutto si illudono che Berlusconi, vedendoli nella loro miseria, nella loro innocuità politica, nel loro inguaribile gattopardismo, si spaventi e parta per Antigua.
"Mandiamolo a casa". Ma annatevene voi affanculo.)

venerdì 10 dicembre 2010

Alemanno


Sei precario e un po' sfigato
anzi no, sei proprio giù, sei proprio giù
niente da fare, da sperare
un posto no, un posto no, niente lavoro

Ma che cosa vai dicendo, non conosci il rimedio
se sei amico, camerata o parente

Ti troverà un posto lui
Alemanno
E anche per lei, e anche per zio Fernando
All'Ama te, all'Atac lui
un posto fisso ci sarà
assumeran perfino te, Roberto.

(Alemanno, Alemanno
Ale ale manno, ale ale mannooo.) x2

Che bello essere l'amico di
Ale-manno
che fico esserne parente
sai Fernando
se durerà sarà una pacchia
con Ale-manno
tutti all'Ama e all'Atac, Roberto


Ti troverà un posto lui
Alemanno
E anche per lei, e anche per zio Fernando
All'Ama te, all'Atac lui
un posto fisso ci sarà
assumeranno anche te, Roberto.

(Alemanno, Alemanno
Ale ale manno, ale ale mannooo.) x2

da cantare a karaoke su "Alejandro" di Lady Gaga.
E non preoccupatevi. Buttafuoco stamattina scrive che a causa di questa parentopoli Alemanno è spacciato ma tutti a Roma dicono che dopo di lui (di Alemannoo) verrà Bertolaso.
Aridatece Nerone, praticamente.

mercoledì 8 dicembre 2010

I capponi di Renzi


Il fatto è noto. "Rottamator" Renzi, il sindaco un po' pieraccione di Firenze, è stato ad Arcore a parlare con il vecchio da rottamare - forse per un preventivo, e il piddì se n'è avuto per male. 
"O icché tu ci facevi ad Arcore, brutto sudicione?" ha strillato Bersani, come una moglie gelosa, al suo sindaco. 
"O Nini, mica ci sono andato per i bunga bunga", gli risponde il furbetto, tra gli scrosci di applausi e il "zan, zan" dell'orchestra.
E' così la politica oggi. Un continuo avanspettacolo, con il segretario del presunto partito d'opposizione a far da spalla al sindaco comico emergente. 
Renzi è andato ad Arcore da Berlusconi. Embé? L'ha fatto per Firenze, mica per piacer suo. Ci si interroghi piuttosto sull'identità dei quattro capponi portati in dono al papi. D'Alema, Bersani, Veltroni e Fassino?

lunedì 6 dicembre 2010

Dal retropensiero al giallo all'incontrario


Una ragazzina manca da casa da giorni e non si sa che fine abbia fatto ma questo è un giallo alla rovescia, un giallo il cui nastro sta scorrendo all'indietro, facendo percepire suoni sinistri ed inquietanti, come quei rock satanici che si dice siano nascosti nelle innocue canzonette.
L'unica cosa certa è che la ragazzina è sparita, non si trova. Non abbiamo ancora formalmente un delitto né un movente preciso perché manca la cosa più importante,  la vittima, il cadavere.

Ma è poi così importante avere un cadavere se questo è un giallo all'incontrario, dove si parte dalla pena di morte inflitta all'indiziato anzi, a tutta la categoria alla quale appartiene e, con il tasto premuto del rewind, scorrendo tutta la vicenda all'indietro, forse ad un certo punto troveremo il momento del delitto? Ma ci importa veramente di sapere come è andata se sappiamo già chi è stato?

Questo è un giallo all'incontrario perché tutti sapevano già chi erano i colpevoli prima ancora che fosse stato commesso il delitto. Qualche giorno fa, era appena scomparsa Yara, l'adolescente casa-scuola-palestra molto tranquilla di Brembate, provincia di Bergamo, e qualcuno dalle frequenze di Radio Padania aveva già scritto il finale del giallo. 
“I lavoratori extracomunitari sono senz’altro persone oneste, ma siccome il sospetto per il diverso è sempre un sospetto radicato, qualcuno di loro si faccia avanti per togliere questi retropensieri”. 
Non hanno pensato che, purtroppo, a fare del male ai bambini non sono più solo gli uomini neri delle favole ma uomini (e donne, a volte) di tutti i colori della tavolozza e di tutti i gradi di rispettabilità e sospettabilità. Senza contare che, in casi come questi, il colpevole è spesso molto vicino a casa, scuola o palestra, più vicino di quanto si immagini. Ti ha osservato a lungo, magari, prima di colpirti ma siccome la mancanza di sospetto per l'uguale è sempre un non sospetto radicato, nessuno soffre di questi retropensieri.

Ad ogni modo, se il cadavere non si trova,  i  media necrofili, deamicisiani e astuti si portano avanti con il lavoro e si cucinano il colpevole o presunto tale di un delitto che ancora formalmente non c'è. I media ci raccontano cosa vogliono che sia successo. Cosa sarebbe meglio che fosse successo per poter giustificare il nostro sempre più feroce razzismo. 
Così ci raccontano un brutto film, un film dell'orrore metropolitano di quelli che ci fanno più paura. "Loro vengono qui a rubarci il lavoro e a violentarci le donne", scrivono le braccia rubate a Farmville su Facebook. E i media annuiscono: "E' proprio così". Raccontano di misteriosi furgoni bianchi che girano per le strade guidati da uomini che molestano le minorenni. 
Uomini che molestano le minorenni. Roba proprio solo da marocchini. Ci vorrebbe un bell'esercito per strada, magari gli squadroni della morte.
Combinazione, e si dirà che quelli della radio avevano visto giusto, come i precog della precrimine, c'è un extracomunitario indiziato di sequestro, omicidio ed occultamento di cadavere. Si, è vero, assieme a lui sono indiziati un paio di italiani ma questo, nel nostro giallo all'incontrario, è un dettaglio. Non perdiamo di vista il principale sospetto, anzi la categoria alla quale appartiene. Gli altri sospetti non contano. Non distraiamoci.

Ma è veramente andata così? 
Mentre scrivo pare che la posizione del marocchino indagato stia alleggerendosi fino ad una possibile scarcerazione per mancanza di prove.
Forse il nastro si è inceppato, bisogna riguardare il film dall'inizio. Da quando forse una ragazzina tranquilla  ha seguito  persone da lei ritenute innocue perché erano, ad esempio, persone che conosceva o aveva visto spesso negli ambienti che frequentava. Gente che non avrebbe avuto problemi a seguire perché di loro si fidava e che mai avrebbe creduto potessero farle del male. Magari dei coetanei o quasi.

Una sola preghiera. Vorrei sentire, chiunque sarà il colpevole finale, straniero, italiano o padano, comunque qualche parola forte contro una società che titilla il retropensiero pedofilo di tanti potenziali stupratori proponendo sui media adolescenti ancora bambine come prede sessuali ad ogni ora del giorno. Contro una società assetata di sangue che richiede la sua dose giornaliera di vittime femminili come un drogato all'ultimo stadio. Un paese dove il gettare le donne nei pozzi o nei fossi dopo averle usate sta diventando terribilmente frequente. 

Vorrei, una volta che fossero identificati i responsabili di un delitto che ancora non c'è, se per pura ipotesi fossero italiani, anzi padani, magari tranquilli borghesi e "bravi ragazzi di famiglia", che nessuno passi dall'impiccalo più in alto al chiamarli semplicemente "balordi". Che non venga a nessuno in mente di far diventare un atroce delitto, siccome è stato commesso dai nostri figli, una "bravata".  Lo so che i media e i bravi cittadini padani non lo farebbero mai ma non fateci caso, è solo un mio retropensiero. 

venerdì 3 dicembre 2010

Il Pierfido a sei zampe


"Noi non lavoriamo per il vile interesse ma unicamente per arricchire gli altri."
"...Altri", gli fa eco Bonaiuti. 
Il quale ribadisce che, siccome Lui è uno degli uomini più ricchi del mondo e gli intrallazzi con il maschione russo e il colonnello libico sono solo per il bene dell'Italia, come si può pensare che abbia preso tangenti dai gasisti russi?!
Già. Qualcuno spieghi a Bonaiuti, magari con l'ausilio di qualche albo illustrato di Paperone, che gli uomini più ricchi del mondo lo sono perché non smettono mai di accrescere la propria ricchezza. Mica sono tutti come il finto Briatore della pubblicità che non sa più dove mettere i soldi delle lenticchie della nonna.
Se ancora il volonteroso portavoce non si raccapezza, gli si racconti per sommi capi la storia del nostro paese utilizzando la parola chiave "sovranità nazionale" applicata al settore energetico. 

"Vogliono farmi fare la fine di Mattei!" guaiva ieri il migliore amico degli Stati Uniti, che difatti sospetta di aver pestato qualche callo.
Mentre il compianto Mattei si starà rivoltando nella tomba per il paragone con il Pierfido a sei zampe, ricordiamo alla povera bestia che le sette sorelle non possono essere trattate come sette escort alle quali lasciare la tartarughina o la farfallina in peltro smaltato dopo una sveltina "puf puf" con la pompetta.
Lasci perdere. Scherzi con i Cefis ma lasci stare i Mattei. Si rassegni, è un premier alla canna del Gazprom.

giovedì 2 dicembre 2010

La serrata della libertà


Il padrone ha paura di agguati quindi indice la serrata. Evidentemente, pur avendo la maggioranza dei seggi, non si fida più neppure dei maggiordomi e delle fantesche, dei miracolati della libertà, degli scaldascranno e delle pornoministre. Come dargli torto? E poi c'è il fattore psicologico. Per una sorta di nemesi semantica, rischia di cadere per colpa di un Bocchino e di Casini. Meglio non sentirli nominare troppo. Sono cose che lo distraggono.

Da quando Hillary Clinton, con un umorismo che fa invidia ai comici del "Saturday Night Live", lo ha definito "Il migliore amico degli Stati Uniti", quindi politicamente un cane, i giornaletti di famiglia gridano allo scampato pericolo. Assange, tié! Non pensano che è sempre più sincero un diplomatico in privato di un ministro degli esteri in visita ufficiale e tentano di fare trangugiare la bugia pietosa agli italiani. I quali, dettaglio non trascurabile, a causa della paura del padrone delle frequenze di andare sotto in Parlamento, cosa che narcisisticamente gli sarebbe fatale, dovranno attendere il 13 Dicembre (S. Lucia) per risolvere i loro problemi. "Che il paese attenda, cribbio, io non posso rischiare di avere la prova provata di essere un fallito", guaisce il miglior amico dell'impero.

Intanto l'Aquila è sotto l'acqua, Napoli sotto la monnezza,  Pompei, che aveva resistito quasi duemila anni, crolla sotto il peso della competenza di Bondi. Meno male che quest'ultimo, grazie alla serrata, potrà fingere ancora qualche giorno di fare il ministro della cultura. Se c'è qualche sciampista dell'est vogliosa di emulare Antonioni o Godard, ne approfitti. Siamo ai saldi di fine stagione. L'Outlet della Libertà.

mercoledì 1 dicembre 2010

La televisione italiana e la cura Silvio


Ma che sta succedendo agli italiani che guardano la televisione? Se analizziamo i dati degli ultimi ascolti televisivi c'è da stropicciarsi gli occhi diverse volte. Non ci si crede.
Il TG1 del gerarca Minzolini perde spettatori a rotta di collo e a sue spese guadagna Mentana con il suo TG monocratico ma sicuramente ben fatto e che non parla solo della stagione degli amori del muflone muschiato ma di fatti.

A guardare Saviano e Fazio, strameritevoli senz'altro per aver fatto cultura ed informazione in prima serata ma, diciamolo senza timore di bestemmiare, con un programma tanticchia prolisso,  un campo minato a paraculaggine dove c'era sempre il rischio di saltare in aria, c'erano in certi momenti quasi 19 milioni di persone a seguirli davanti allo schermo. La media di ascolto dell'ultima puntata è stata di nove milioni di telespettatori.
L'ultimo fatto incredibile ieri sera. Sempre sulla RAI è tornato il teatro dopo 33 anni con "Filomena Marturano". Mariangela Melato e Massimo Ranieri a recitare Eduardo. Più di cinque milioni di telespettatori. E' vero che altri cinque milioni guardavano nel medesimo tempo "I Cesaroni" ma è pur sempre un fatto quasi incredibile.
E noi che credevamo che i telespettatori fossero dei poveri dementi decerebrati atti solo a farsi venire il cervello a squacquerone grazie alle tette & culi gentilmente offerti in quantità industriali da Sua Berlusconità. Una massa di superficiali dalla testa simile a quella cosa che nun vo' penziere.

Sono anni che sostengo che la gente sarebbe ben felice di guardare dell'ottima televisione, se solo gliela si desse. Quando hai assaggiato la Sacher all'Hotel Sacher difficilmente ritorni alla Viennetta.
Io e quelli della mia generazione siamo venuti su a sbadilate di cultura trasmessa dalla televisione. 
La tv ci ha fatto da scuola. Abbiamo imparato le lingue e perfino a leggere e scrivere, grazie a San Alberto Manzi, protettore degli analfabeti e primo adorato maestro catodico di milioni di cinquantenni.
Il venerdì sera avevamo il teatro e le fiction portavano in casa i classici della letteratura. A cantare per noi c'era Mina, mica Nebruz, with all respect.
Se siamo diventati più cinefili di Tarantino è grazie ai "cicli" dedicati ad attori e registi. Intere filmografie, da Kurosawa a Bergman, Fellini e John Ford ed ai corsi di cinema trasmessi all'ora di pranzo. Tra parentesi, ho notato con piacere, stasera, che La7 commemora Monicelli trasmettendo un suo film e un documentario a seguire. Come usava una volta. Teniamo presente che nel 2009 il decennale della morte di Stanley Kubrick è passato totalmente sotto silenzio. 
Era la televisione di tanto tempo fa, certo. Roba da vecchi.  Però, come ha dimostrato la Spagna qualche anno fa, quando ha tolto la pubblicità dalla tv pubblica e ne ha fatto uno strumento di cultura, lasciando la fuffa e le minchiate alla tv privata, la gente si è buttata sulla tv pubblica e gli ascolti di quest'ultima sono impennati. La cultura è sempre attuale, non invecchia mai.

Da noi sono più di trent'anni che lo spettatore è sottoposto, immobilizzato sul divano, alla cura Silvio. Obbligato a farsi piacere, anche per forza, la gnocca che piace a Sua Bassezza, quella pettoruta e dall'encefalogramma piatto. Addestrato  a sbavare come il cane di Pavlov con la televisione dei guardoni fino a farsi quasi venire per reazione la crisi di rigetto verso il sesso sano e praticato. 
Torturato dalla pubblicità (cinque minuti di programma o film  e tre di spot) lo spettatore non ha scampo perché tutta la televisione si somiglia, dato che il virus ha infettato tutti i canali. Non poteva che essere così, giacché se ci fossero stati dei canali intelligenti o semplicemente normali, la gente non avrebbe mai abboccato all'amo del venditore di fuffa ed al suo progetto politico.
La RAI ha dovuto abbassarsi a diventare una succursale della TV Spazzaturaset (un giorno capiremo una volta per tutte che non si può pretendere da chi ha fondato un regno sulla monnezza di liberarne una città) e da servizio pubblico si è trasformata in termovalorizzatore di contenuti, cultura e divertimento normale e non pervertito in senso voyeuristico. Desidero inviare, a questo punto, un vivo e sincero ringraziamento di cuore alla sinistra italiana che ha contribuito a consegnare la tv pubblica nelle grinfie del Grande Guardone senza opporre resistenza. 

Ora però qualcosa forse sta cambiando. Esiste notoriamente l'effetto boomerang e, come per la Cura Ludovico, l'overdose di oscenità e stupidità sta cominciando a far vomitare i telespettatori sul tappeto acquistato con la televendita. I programmi che solo qualche anno fa avrebbero fatto ascolti da percentuale di albumina perché culturali ed "impegnati" ora sbancano l'Auditel. E' una reazione ed è vivaddio tremendamente sana e normale. 

Avrei una curiosità sperimentale. Chissà come sarebbe sottoporre Silvio alla sua stessa cura. Una roba molto Abu Graib, me ne rendo conto,  legato alla sedia con gli occhi pinzati a guardare 24 ore al giorno Italia1, deprivato del sonno.
Quanto credete che resisterebbe? Non lo so, essendo abituato a "Ballarò" e a Santoro forse non molto. Sicuramente, dopo ore di "well, well, well" di Duffy  arriverebbe ad odiare la pubblicità e perfino la gnocca con tutto il cuore. Dell'Utri mi fé, disfecemi Belen.

martedì 30 novembre 2010

In morte di Mario Monicelli

"Ginoooo!"
"Dimmi, Levante."
"Quant'anni tu c'hai?"
"Settantasette."
"Come tu ti senti?"
"Bene."
"Ho visto la bara."
"Ma vaffanculo, va!"
Monicelli partecipò, solo in voce, a "Il Ciclone" di Pieraccioni, dal quale è tratto questo breve dialogo. 
Addio, Gino.

Si è ucciso come Primo Levi, gettandosi nel vuoto. Si può avere avuto un vita lunghissima e piena di soddisfazioni ed essere lo stesso disperati. Una cosa che chi mitizza la vita per principio non capirà mai.

Monicelli non credeva nella speranza, ce l'aveva detto nell'intervista a Raiperunanotte. La speranza era una cosa inventata dai padroni, diceva. 
Forse è vero. Gli inguaribili ottimisti, quelli per i quali va sempre tutto bene e che si meravigliano se gli altri sono disperati, sono quasi sempre coloro che pensano di poter comperare la speranza con quei soldi che non sanno più dove mettere. 
Senza speranza, inseguito dalla malattia e dal terrore di perdere la libertà che è data da un cervello straordinariamente lucido come il suo, Monicelli ha scelto la morte, che a volte è preferibile alla paura di morire. Disperazione ma anche ribellione e burla estrema al destino. 
Da artista aveva giocato con la morte, l'aveva sbeffeggiata nei suoi film. Come il Perozzi, il giornalista di "Amici Miei", quello che in punto di morte fa la supercazzola al prete che gli dà l'estrema unzione. Come aveva fatto veramente Ettore Petrolini che, sempre in fin di vita, si rivolse al medico che lo assisteva, Professor Ascoli, con un'ultima battuta: "Aah, parente di Piceno?

L'insegnamento di Monicelli era che si deve sempre trovare il lato comico della tragedia, come la guerra o  l'atroce solitudine dei vecchi che viene esorcizzata dalla zingarata, e nel "colpo di genio" dei cinque amici. Non sempre però si riesce a scherzare di tutto.

Recentemente aveva espresso il suo disagio per gli italiani, passivi come l'amante della Signora Necchi che si lascia pisciare nella minestra e che sorbisce tutto di un regime che taglia i contributi alla cultura, al film d'autore, per finanziare le velleità cinematografiche delle nipoti da parte di fava del re. Usando i soldi del popolo, in estremo spregio al medesimo.
Non possiamo credere che un maestro come Monicelli si sia ucciso perché anche alla cultura italiana si sta cercando di togliere definitivamente la speranza di un futuro. Forse è solo la depressione e la stanchezza di vivere che ti fa compiere gesti estremi come questo ma se fosse così, se questo paese stesse diventando intollerabile per i grandi vecchi della cultura, qualcuno dovrà pagare e caro per questo. 

lunedì 29 novembre 2010

Solo un Assange

E noi che pensavamo di poter scoprire finalmente se siamo veramente sbarcati sulla Luna, se esistono gli alieni, quanti erano a sparare a Dallas e per ordine di chi, chi ha messo le bombe in Italia durante la strategia della tensione, se a volere Moro morto erano proprio solo le Brigate Rosse, chi ha abbattuto l'aereo ad Ustica, chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna, chi ha firmato il patto con la Mafia negli anni '90, come ha fatto i soldi Berlusconi, insomma noi che volevamo delle vere rivelazioni con il botto, dobbiamo accontentarci di queste cacatine di mosca?  Di ancor meno di ciò che ha rivelato in articulo mortis la buonanima con la kappa, cioè nulla?
Di sapere insomma che siamo governati da un vecchio porco che si circonda di donnine ridanciane a gettone ma che in realtà è schiavo del fascino slavo di un alpha dog russo e pure comunista dal quale ha ricevuto in dono un letto, presumibilmente pieno di cimici? "Che lettone grande mi dai!" "E' per controllarti meglio".

Che delusione. Con tutta quest'acqua calda ci faremo un bel bagno. Poi magari rimettiamo su i DVD degli "X-Files" che sono molto più sexy ed emozionanti. No, davvero, non sto scherzando. Se davvero è tutta qui la storia almeno fateci una bella porno parodia: "Vicky licks".

domenica 28 novembre 2010

Crepi l'urologo


Da quando uno spietato, anzi, proprio sadico Feltri parlò di prostatectomia e conseguenti dubbi sulla effettiva capacità del presidente dei festini di consumare il rapporto, ci tormentiamo nell'angoscioso dilemma: tromba o non tromba?
Effettivamente, l'estetica di "Colpo Grosso" al potere, ovvero l'ossessione voyeuristica, il delirio scopofilo,  la smania collezionistica e fine a sé stessa di donne, anzi di semplici portatrici di figa, ci danno l'idea di un pover'uomo che deve vivere un vero e proprio supplizio di Tantalo. Se la televisione di Berlusconi, con l'ossessione per i culi e le tette, la marionettizzazione della donna e in fondo il profondo rancore verso di essa che emana la vogliamo definire una proiezione della  personalità del suo padrone, dobbiamo ammettere che  è il triste specchio della fantasia di un vecchio che ha enormi problemi a scopare ed è costretto a sublimare la sessualità dimezzata nel delirio di onnipotenza politica. Di uno che è costretto a compiere riti propiziatori una festa dopo l'altra sperando che l'ultima conquista, il più giovane possibile, compia il miracolo e gli restituisca ciò che gli è stato tolto.  Le famose vergini offerte al drago.

Nell'attesa, il guardone per forza si crogiola nel narcisismo, come sostiene Cancrini, e nella pseudologia fantastica, ovvero nella bugia patologica che utilizza sistematicamente per convincere gli altri della sua grandezza e che ha imparato in passato ad utilizzare per raggiungere gli scopi che si prefiggeva.
La bugia più pietosa  è quella che alimenta le leggende messe in giro dalle escort su notti estenuanti trascorse in sua compagnia e la più tragicomica barzelletta di tutte è quella dell'ultrasettantenne che dice "avanti un'altra!" nella Jacuzzi, con la contemporanea crudele presa per il culo di Rocco Siffredi che, in un video, gli si offre per aiutarlo a superare la dipendenza da gnocca. Proponendogli per altro l'umiliante confronto con uno dei più formidabili chiavatori reali e non presunti che l'Italia abbia avuto.
Questa immagine del vecchio dongiovanni in grado di spulzellare Zerline minorenni, che i suoi elettori di una certa età si bevono avidamente a colpi di identificazione con lo scopatore, è probabilmente la più patetica delle sue bugie, perchè si accompagna all'immagine del ritratto invecchiato male di Dorian Gray. Guardate la copertina di Internazionale con questa espressione inquietante da "mi hanno riattaccato la parte inferiore della faccia ma era quella di un altro, forse del Joker".

La plastinazione di un leader
Lon Chaney ne "Il Fantasma dell'Opera"
L'unico problema, ed il motivo per cui ci si occupa degli altrimenti risibili problemi erettili di un vecchio, è che mentre costui  attende la principessa azzurra che lo risvegli,  tutto il resto, tutto ciò che succede in Italia viene pietrificato in un incantesimo di impotenza. Non c'è crescita, non c'è vera risoluzione dei problemi e non vi sarà finché "quel" problema non sarà risolto. C'è solo la compensazione della bugia, del fare finta di aver fatto ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. Non si muove nulla.
E' questa l'essenza maligna della repubblica personalistica di Berluscon e un motivo valido per chiamare qualcuno che sciolga l'incantesimo. Mandando, al contempo, un affettuoso accidente all'urologo.

venerdì 26 novembre 2010

La pretesa di replica

"Par condicio" di Edoardo Baraldi
Questi intolleranti burocrati imburrati sopra e sotto di dogmatismo di stampo servile hanno studiato psicologia. Sono arrivati alla lettera "e": "effetto recenza", quel meccanismo mnemonico grazie al quale la gente, fra una serie di cose ascoltate, ricorda meglio l'ultima. "Allora basta avere sempre l'ultima parola!" Gli è piaciuto talmente tanto che hanno chiuso il libro e lo hanno gettato nel fuoco. Non c'era bisogno d'altro.

Intolleranti e ripieni di certezze, quelle del padrone che gli tira gli ossi di bollito sotto il tavolo, appena qualcuno apre bocca e, secondo loro, non dice quello che il padrone vuole sentire, pretendono il "diritto di replica".
Esso viene conculcato a forza nel campo della politica, dove il berlusconide rettiliano deve sempre avere diritto di replicare ai fatti con una bugia dell'immenso repertorio del nano, e in quello della religione e della morale, dove si segue il precetto cattolico oltranzista dell'abolizione del relativismo, ovvero dei diversi punti di vista.

Pensiamo se il diritto di replica diventasse legge e dovesse essere applicato come prassi in ogni frangente. Se, per esempio, quando si commemora la tragedia della Shoah, si dovesse dare il diritto di replica ai negazionisti. Assurdo, vero?
Oppure se fosse imposto nell'ambito della vita culturale.
Ogni volta che si rappresenta il "Don Giovanni" di Mozart saremmo obbligati, per par condicio, a mettere in scena anche un'opera di Antonio Salieri. In ogni museo, accanto ad un Caravaggio o Tintoretto, bisognerebbe appendere il disegno del figlio treenne del custode, oppure un'opera dei sommi pittori con la bocca e con il piede. Giusto per stemperare la Sindrome di Stendhal.
Nei licei, accanto allo studio del Manzoni e del Leopardi, i temi di Renzo Bossi e le poesie di Sandro Bondi.
Ogni volta che va in onda in tv un film di Kubrick, per par condicio e diritto di replica, un cinepanettone dei Vanzina a random.

E' la mediocrità al potere, il trionfo del popolo dei sei meno-meno che il nano ha fatto assurgere a popolo della libertà (sua, di fare ciò che gli pare). Mediocrità giunta al successo con l'inganno, rosa dall'invidia verso la vera bravura e terrorizzata dal genio. Prigioniera di una gabbia di menzogna, che difende a spada tratta.. Mediocrità che, per sentirsi viva, ha bisogno dell'ultima parola. Mediocrità con la coscienza sporca che vive perennemente in un clima processuale dove, per carità, che l'avvocato possa replicare in difesa dell'imputato.

Mediocri ed intolleranti, hanno talmente paura che qualcuno, nel salotto di casa sua, ascoltando Beppino Englaro in televisione possa pensare "Però, povero padre e povera figlia, quanti anni di sofferenza. E' giusto?", che non ci dormono la notte.
Temono come la morte che il vero e profondo amore di Mina e Piergiorgio Welby, che ha oltrepassato la malattia e la morte, possa far pensare alla coppia davanti allo schermo: "Ma allora l'amore esiste, non è solo bunga bunga. E non c'è bisogno di essere ricchi, belli e stronzi per essere amati".

Vogliono un popolo di nonpensanti, di ignoranti congeniti che possano mandar giù meglio la menzogna quotidiana servita su un piatto d'argento. Ma non passeranno.

mercoledì 24 novembre 2010

Dizionario Italiano-Berlusconi, Berlusconi-Italiano

Non è che Lui venga sempre  frainteso. Bisogna tradurlo correttamente con l'apposito dizionario.

"Lei la deve smettere di interrompere quando si tenta di dare una informazione corretta rispetto a un misfatto".
(trad.) "Lei la deve smettere di interrompere quando si tenta di fare propaganda a mio favore".

"Lei crede che la Rai sia sua mentre è pagata da tutti i contribuenti". 
(trad.) "Lei crede che la Rai sia di tutti i contribuenti, invece è mia". 


"Siete i soliti mistificatori ma è una tecnica che con me non funziona perché, se permette, di tv ne so io più di lei". 
(trad.) "Siete i soliti mistificatori ma è una tecnica che con me non funziona perché, se permette, di tv ne ho io più di lei". 

"In dieci giorni, attraverso il nostro dipartimento siamo intervenuti e abbiamo rimediato alla situazione attraverso la Protezione Civile evitando che i rifiuti producessero ancora cattivi odori. Abbiamo risolto il problema con l'accordo di tutti i sindaci di 18 comuni alla fine del nono giorno: la promessa è stata mantenuta". 
(trad.) "In dieci giorni abbiamo piazzato duemilacinquecento Arbre Magique per evitare che i rifiuti producessero ancora cattivi odori ma non ha funzionato. Così abbiamo fatto credere di aver risolto il problema con l'accordo di tutti i sindaci di 18 comuni alla fine del nono giorno: la bugia è stata mantenuta". 

"Siamo intervenuti con l'esercito e i rifiuti sono stati rimossi". 
(trad.) "Siamo intervenuti con l'esercito e i rifiuti sono stati rimossi. Ma i bastardi sono ritornati". 

martedì 23 novembre 2010

Tendenza Cocciolone


Nel giorno in cui Marcello Dell'Utri  ribadisce che Vittorio Mangano è stato un eroe perché non ha fatto il nome suo e di Berlusconi e ricordando ai miei piccoli lettori che Mangano era un mafioso con le controcoppole, anche se non si vedevano a occhio nudo, esce un video del ministro Maroni. Più imbarazzante di quello di Belen e con l'aggravante che lo hanno visto dieci milioni di telespettatori.

Roberto Saviano aveva appena svelato uno dei misteri d'Italia. Come mai i napoletani producono tanta monnezza fino a riempirne e farne sommergere intere città? Che minchia avranno sempre da buttare via ogni giorno? 
Da noi al Nord non succede, non c'è mai un sacchetto fuori posto per strada. Al massimo, in qualche stradina di campagna, passandoci di sera, vedi un materasso o un vecchio televisore gettati via abusivamente accanto al cassonetto ma la mattina dopo, puf! tutto è già sparito. 
La chiave di questo mistero puzzoso vale venti miliardi di euro all'anno, ossia il fatturato che le organizzazioni criminali ricavano dal trattamento illegale dei rifiuti. Dei rifiuti di Napoli e della Campania a cui si vanno ad aggiungere quelli provenienti dal Nord che i nordisti ovviamente non vogliono tra le loro (eco)balle e rifilano al Sud, venendo a patti, si vocifera tra le malelingue, con la Camorra. La Campania è diventata, racconta Saviano, grazie alla corruzione della politica locale e nazionale e al potere della Camorra, come un'immensa pattumiera dove va a finire tutto il sudicio di una nazione e forse, anzi certamente, anche qualcosina proveniente dall'estero.
Ecco perchè le discariche campane non riescono a smaltire le tonnellate di monnezza e l'emergenza dura da sedici anni. Perchè sono piene dei rifiuti delle altre regioni. Per ironia della sorte, i sindaci del Nord che protestano lo fanno perchè non vogliono, in sostanza, riprendersi parte della LORO spazzatura.

Dopo i fatti, le favole. Roberto Maroni, nel ruolo del ministro degli interni del governo del padrone di casa di Mangano, va al microfono e ci racconta un film di John Wayne, di quelli dove i cattivi perdono e i buoni vincono. Sempre. Una nuova puntata della "Piovra" dove il commissario Cattani non muore ma sconfigge  Casalesi e Corleonesi con lame rotanti ed alabarda spaziale.
Roberto elenca i superlatitanti arrestati e non gli viene il sospetto che, per ogni boss arrestato, ve ne siano due  ancora più fetenti ed emergenti che lo hanno soppiantato. Bastava ricordarsi di Michael Corleone.
Dà due botte agli uomini delle forze dell'ordine dimenticando, come loro stessi gli fanno notare stamattina sui giornali, i tagli ai fondi per la giustizia e la polizia e i progetti di legge per impedire le intercettazioni, che sono indispensabili per incastrare i superlatitanti che lui colleziona. Tagli e leggi voluti dal locatore di Mangano.

Maroni parla con orgoglio materno di sequestri di beni effettuati ai danni dei boss. Palazzi, ville, terreni. Bazzecole, visto che Saviano ti ha appena detto che il fatturato della Camorra, solo per il ramo aziendale ecoballe, vale 20 miliardi di euro per il 2009.
Si sdegna quando ricorda le insinuazioni sulle relazioni pericolose tra criminalità organizzata e Lega Nord al Nord. "Non è giusto, anche gli altri partiti trattano con le mafie", piagnucola. Sembra Bondi quando giura di non aver mai visto ragazze ad Arcore ma solo statue inanimate e rigorosamente senza tette o peni.
Insomma, questa è l'impressione finale, Maroni racconta le novelle ai bambini piccoli.  "Le mafie si combattono..." è il suo mantra. Certo però, non è cattiveria, ministro, sembra sempre il governo del dire di aver fatto, più che quello del fare. 

Più va avanti con l'elenco più cresce l'imbarazzo. Se all'inizio te l'eri immaginato vestito da Babbo Natale o da Mamma Oca con il libro dei Grimm Bros. in mano, ora ti fa quasi pena, lo vedi un povero gioppino gettato allo sbaraglio, cosparso di pece e piume, sommerso dai fischi e dalle sirene tipo "La Corrida". Un Cocciolone mandato in video a raccontare il punto di vista dei suoi sequestratori.
Non te lo spieghi. Allora ci crede veramente? Non è possibile. Devono averlo minacciato di fargli saltare la casa con il C4, di fargli trovare la testa della nonna novantenne nell'uovo di Pasqua, insomma deve essere stato sottoposto a notevole pressione psicologica perché, di fatto, in una trasmissione dove Saviano gli ha appena raccontato che cosa sono le Mafie veramente - e non abbiamo parlato di quelle balcaniche o russe, tanto per fare un esempio, lui sta ad autoconvincersi, in una sorta di autoipnosi, di avere sconfitto la Mafia.
"E' solo una tua impressione, la Mafia non esiste, stai solo sognando. La Mafia l'ha sconfitta il commissario Cattani nella "Piovra 17". Sono riusciti finalmente a fare parlare Mangano.

venerdì 19 novembre 2010

Le lenticchie di Bossi


Eh, caro Wil, hai ragione da vendere a chiedere al ministro jazz lumi sull'inversione a U della Lega nei confronti del nano, con quelle tue splendide dieci domande. Anch'io mi sono sempre chiesta come mai, dopo avergli dato del mafioso per anni, siano rimasti gli unici, apparentemente, ad essergli rimasti fedeli. Ed hai ragione a domandarti se non sia perché il nano si è comprata la Lega, chiavi in mano.
Una volta ho letto che la fedeltà di Bossi e dei suoi gurkas padani sarebbe costata a suo tempo 70 milioni di euro ma sono notizie non confermate ed io non ci credo assolutamente. (irony mode off)

Facciamo una scommessa? Scommettiamo che, se per il nano si mette veramente male e Bossi ottiene lo stesso  la promessa del federalismo dagli altri, manda affanculo pure lui per la seconda volta senza pensarci un attimo?

giovedì 18 novembre 2010

Osso, Mastrosso e Carcagnosso



Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Sembra una formula magica contro il malocchio come "aglie, fravaglie, fattura ca nun quaglie" ma è il mito fondativo della Mafia. Da vecchi ignoranti nordisti, non conoscevamo la leggenda dei tre cavalieri fino a che non ce l'ha raccontata Roberto Saviano l'altra sera. Non è mai troppo tardi per uscire dall'ignoranza. Però siamo colpevoli fino ad un certo punto. Andreotti non ce l'aveva mai raccontata quella bella storia. Ce l'aveva tenuta nascosta.

Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo cavaliere fonda Cosa Nostra, il secondo la 'Ndrangheta e il terzo la Camorra. 
Un satiro maligno direbbe che manca il quarto che fondò Forza Italia. Ma io a queste dicerie non credo e poi sono notizie non confermate. 

A proposito di cavalieri. Ascoltatevi l'intervista al vecchio banchiere siciliano che nel 1986, assieme ad altre banche dell'isola, rifiutò il prestito di 20 miliardi di lire al cavaliere di Hardcore, nonostante la perorazione in suo favore nientepopodimeno che di Dell'Utri e Ciancimino sr.. Vista la situazione delle sue aziende, già allora indebitate per migliaia di miliardi, i banchieri non credettero alle promesse di pronto rientro dei fondi e risposero picche. 
Questo signore avrebbe dovuto, in seguito, salvare l'Italia. L'unica cosa che gli è riuscita, venticinque anni dopo, è di salvare le sue aziende, con una trentina di leggi ad personam, mentre l'Italia con i suoi problemi aspettava. Chissà, sarebbe curioso sapere se poi trovò i soldi altrove e chi glieli prestò. Quelli che magari ora gli stanno spedendo il conto.

Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Mi piace questa formula magica. Mi piace ripeterla come un mantra scacciaguai. Grazie Saviano, grazie per averci raccontato la realtà di un Nord insospettabilmente Mafia friendly.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
Se ci aggiungiamo una bacchetta da agitare e recitiamo, ad esempio, "Cota, Trota e Mastrota" spariscono il nano, le sue televisioni, i Bossi, Sandokan e anche il Pirla di Labuan?

martedì 16 novembre 2010

La nipote di Miglio

Il nostro impareggiabile sassofonista ha perso l'ennesima occasione per evitare una figura di emme al quadrato. Dopo il pur grave avallo all'ignobile storiella della "nipote di Mubarak", ripetuta in Parlamento per parare il deretano al nano, eccolo agitarsi come un'anguilla di Comacchio perchè Saviano in TV ha semplicemente e correttamente citato una frase dell'ideologo di riferimento della Lega. L'unico, per altro. 
Eccola qui, la frase incriminata.


L'intervista completa al verde Miglio, rilasciata al "Giornale" il 20 marzo del 1999, si trova qui (cliccate "link diretto all'articolo") nella Rassegna stampa della Camera dei Deputati. Nell'era di Internet esistono gli archivi elettronici che non perdonano e  chi, da bastardo, non aspetta altro che di andare a spulciarli per smentire il potente che vuole negare la realtà.

Faccia un po' come crede, ministro, ma io trovo quell'affermazione secondo la quale le mafie andrebbero costituzionalizzate ossia, mi pare di capire, legalizzate al fine di lasciare il Sud del nostro paese in pasto al crimine organizzato, esecranda ed eversiva. 
E' una frase che denota cinismo e disprezzo razzista nei confronti delle popolazioni del Sud; espressione di una volontà che, se messa in pratica fino in fondo, toglierebbe per sempre a quella gente, i nostri connazionali,  i nostri fratelli, la cosa più importante, la speranza, e sputerebbe in faccia ai morti che hanno dato la vita per tutti noi nella lotta al crimine organizzato. E' una frase scellerata di una gravità inaudita e che tale rimane checché ne dica il ministro dell'interno. 

Tra l'altro vi sono inchieste della magistratura ancora in corso che mirano a stabilire se, nella stagione delle stragi del '92-'93, il famigerato presunto "patto" tra Mafia e Stato non intendesse proprio una spartizione di fatto tra Nord e Sud, con il Nord in mano al federalismo leghista e, in cambio, il Sud lasciato in pasto alle Mafie che ne avrebbero fatto una sorta di enorme paradiso fiscale, di enclave per ogni tipo di traffico illecito. Una Vietnamizzazione in piena regola del nostro paese. Forse in quest'ottica, ancora tutta da verificare, s'intende, si potrebbe capire perché Bossi, da un giorno all'altro, smise di dare del mafioso a Berlusconi e cominciò a farci bunga bunga con mucho gusto.

Non so voi ma io, da questa gente che vuole togliere la speranza a chi ha già troppo sofferto e sputare in faccia a chi la pelle l'ha lasciata per strada nel tentativo di ridarla, la speranza, ai suoi concittadini, non voglio più essere governata. 
I have a dream, ministro. Che anche lei, viste le cose che dice e che avalla, torni a suonare il sassofono. Levandosi, come si dice, dai suoi omonimi.

lunedì 15 novembre 2010

Il Lodo Caraceni

Non è una vignetta, questa sartoria esiste veramente.

Abituato a farsi confezionare abiti su misura dalle migliori sartorie - come Caraceni, il nano è convinto di potersi far cucire un'elezione addosso. Se il Senato è quello di due anni fa ma è ancora di moda,  la Camera no, bisogna rifarla. Che gli calzi a pennello. Gli abiti nuovi dell'alligatore.

Ruby è stata contestata dalla sue coetanee in discoteca. Quella che le gridava più forte "puttana" aveva appena vinto una gara di pompini nei bagni.

Il Papa, causa la crisi economica, invoca sobrietà. Quest'anno lo si vedrà solo in saio. Però firmato Dolce & Gabbana.

Calderoli il Semplificatore vuole le dimissioni di Montezemolo perché Domenicali ha ciccato la strategia della Ferrari nell'ultimo gran premio di stagione. Perchè non ha chiesto le dimissioni della Moratti visto che l'Inter ha perso il derby? Quindi, per coerenza, se il Milan non vincerà lo scudetto, chiederà le dimissioni di Berlusconi?

Pisapia, la Moratti si porta via?

Che dite, mi si nota di più se stasera guardo "Vieni via con me" o se non lo guardo?

sabato 13 novembre 2010

Via, via, andate via con lui


Via, via. 

Via la politica ad immagine e rassomiglianza del marketing piramidale dove la Sacra Costituzione è un imbarazzante contrattempo. Non siamo acquirenti di pentole, aspirapolvere pluriaccessoriati e contenitori ermetici in plastica. Siamo un popolo con duemila e più anni di storia, piazzisti della malora. Cristo vi avrebbe già cacciato a calci in culo dal tempio.

Via i politici per caso, gli yesmen e le yesgirls addetti unicamente alla pressione del pulsante; le nullità scartate dai casting dei reality, i bellocci e figone con l'unico obbligo dell'assenso ai voleri del capo. Deputati usa e getta che ora possiamo tranquillamente gettare nel bidone dell'umido.

Via i profittatori che, al confronto, i socialisti di Craxi erano degli scolaretti ladri di merendine. Via le leggi speciali ad personas che permettono agli scarafaggi di credersi preziosi scarabei egizi ma, come gli scarafaggi appunto, sopravvivono a qualunque cataclisma prosperandoci sopra. E' ora di passare la mano al reparto disinfestazione.

Via le ministre C.I., le sciampiste, le corpivendole, le Pompadour, le manicure, le addette alla detartrasi, le sgrullatrici a 5000 euro a disturbo, le soubrette rottamate dalle sue televisioni e riciclate in politica, tutte assunte a spese nostre nel pubblico, nello Stato, pensione completa a vita compresa. Via da quella che il Casino della Libertà ha fatto diventare la Camera (da letto) dei Deputati.

Via i berlusconidi rettiliani dalla nostra TV pubblica. Un bel trattamento antiascaro e uno sgombero che spazzi via i Masi, i Minzolini e i Vespa (che sente già crollargli i plastici addosso) e gli altri okkupanti abusivi della RAI per conto della concorrenza. Con l'obbligo di assumerli, se gli son tanto cari, in Mediaset a spese di Piersilvio.

Via La Russa e le sue guerre mascherate da missioni di pace, Gasparri e le sue leggi mai lette, il duo Cicchitto e Bonaiuti, Capezzone portavoce fuori e leccaculo dentro, la Santanché Very Important Pescivendola, la Brambilla in vacanza,  Schifani il consigliori, Sacconi e i suoi conflitti di interessi con Farmindustria, le sue spese pazze per i vaccini utili solo a deviare fondi statali verso le fauci spalancate di BigPharma. Via la Gelmini e la sua demolizione incontrollata della scuola, i suoi grembiuli neri e la sua faccia da preta porca. Via la Carfagna che, poverina, alle escort non ci crede. Via Angelino e Mavalà, stupratori seriali della Giustizia. Se rinascesse Dante vi getterebbe in un girone dell'Inferno a fare gli avvocati d'ufficio dei rubagalline. Altro che parcelle miliardiarie. Via Bondi che, come si avvicina ad un museo, scattano gli allarmi.

Via i legaioli dall'importanza politica sopravvalutata perchè utile all'interesse del Principe, premiati con i figli ciuchi piazzati nel pubblico a spese dei cittadini a diecimila euro al mese. Via i ministri della semplificazione, estensori delle leggi a loro immagine e rassomiglianza di porcellum, Maroni che crede alla storiella della nipote di Mubarak e non si vergogna di ripeterla in Parlamento; via il peggio del Nord esportato a Roma per farla diventare ancora più Ladrona, mentre il Nord crepa di veleni e di malaffare.

Se crolla il nano d'argilla potete andare tutti a vendere le pentole di cui sopra, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore tornate tutti sul marciapiede.
Si vedrà. Per ora via tutti. Via dalle palle.

venerdì 12 novembre 2010

Venderò cara la pelle

Il più grande statista italiano degli ultimi centocinquant'anni, giusto per capire in quale considerazione è tenuto dai vertici della politica mondiale, è stato fatto accomodare al tavolo della cena del G20 vicino a due presidenti africani - forse in onore del bunga bunga, e ben lontano da Obama e dalle quattro donne premier presenti. Giusto per non mandarlo in cucina al tavolo della servitù.
Un posto a tavola vale più di mille parole.

"Venderò cara la pelle, non mi dimetterò mai, chiamerò la gente in piazza". Anche se lui e i suoi giornali personali fantasticano di un finale come quello del "Caimano", con orde di papiminkia sulla soglia della povertà che assaltano il Palazzo di Giustizia in difesa del nano fantastiliardario e dei suoi numerosi eredi, io fossi in loro starei attenta ad invocare la piazza e la guerra civile. 
L'ultima volta l'organizzatore è finito a testa in giù appeso ad un distributore. E il dopo non è stato un bello spettacolo.
Non che pensi che il popolo italiano potrebbe arrivare ad un piazzale Loreto con Berlusconi. Lui non lo merita mica. In fondo Mussolini una guerra, e pure mondiale, l'aveva fatta; uno straccio bisunto di impero l'aveva messo assieme. Questo, a parte difendere i suoi interessi con una trentina di leggi ad personam, non ha fatto letteralmente un cazzo. Al massimo meriterebbe di essere messo alla gogna in mezzo ad un tendone da circo, cosparso di pece e coperto di piume di gallina, a ricevere torte in faccia. Sommerso dal ridicolo. E magari dopo, un po' di bunga bunga.

mercoledì 10 novembre 2010

Attenzione, tra trenta minuti questo governo si autodistruggerà


E così, alla fine, la sensazione che ho avuto domenica è quella che Gianfranco Fini abbia premuto il pulsante e che ora a Palazzo Chigi echeggi l'allarme che annuncia la prossima autodistruzione del Berlusconi IV (e speriamo ultimo). Altro che cerino.

Vogliamo dire che Fini mi è piaciuto? Si, diciamolo pure. La sensazione, durante quell'ora e mezza di discorso, è stata quella di riabbracciare una persona normale dopo essere stati prigionieri per anni di un pazzo scatenato e dei suoi deliri. Mi rendo conto che è in agguato la Sindrome di Stoccolma verso il salvatore in questi casi ma bisogna anche pensare da cosa stiamo cercando di uscire. 
Era la soddisfazione di sentire qualcuno che parla di lavoro come qualcosa che ti spetta e ti dà dignità ed importanza nella vita. Altro che "sposatevi uno ricco se siete gnocca". Che ritiene che l'Italia debba essere aperta alla laicità, al multiculturalismo, al rispetto della diversità anche sessuale ma debba anche ritrovare la coesione nazionale. C'è una bella differenza tra questo e il vedere per anni un ministro, seppur cerebroleso, pulirsi il culo con il tricolore e una manica di razzisti scorrazzare per il Nord gridando contro negri e culattoni  facendoci dimenticare tutto ciò che di buono ed altro può venire dal Nord.  E poi il richiamo all'appartenenza all'Europa, questo vecchio ma ancora dignitoso continente, con il suo ombrello di garanzie democratiche. Infine l'amarezza di dover rimpiangere i politici del passato (tra i quali ha citato anche Berlinguer) visto quelli che ci sono toccati ultimamente.

E' di destra tutto questo? Dobbiamo sentirci in colpa se ci auguriamo che questo embrione di destra presentabile possa diventare un bel bambino paffuto?
Certo, c'è chi dice "dove stava Fini fino ad ora?" Dov'era anche l'opposizione, se è per questo. La colpa dell'infezione berlusconiana può essere suddivisa in maniera rigorosamente bipartizan.
L'importante è che qualcuno abbia detto basta, abbia visto la misura colma ed abbia avuto il coraggio, in un paese di conigli, di metterci la faccia.

Detto questo, non si esce da questo criptofascismo mignottocratico berlusconiano se prima non si creano, si rifondano se preferite, una destra moderna, una sinistra anch'essa moderna e meno ottusa e legata al centralismo della dirigenza e poi, fatto ciò, non si gettano alle ortiche una volta per tutte le ideologie e gli schieramenti, si cancellano i concetti di destra e sinistra e, stabiliti alcuni punti fermi, alcuni fondamentali come la democrazia, la partecipazione, i diritti civili e la laicità dello Stato, ci si mette assieme attorno ad un tavolo per costruire delle soluzioni ai problemi, quelli veri, quelli contingenti. Non più quelli di un tizio qualsiasi che si crede il padreterno e crede di comprarsi, oltre alle battone, anche la dignità di un popolo. 
Pensate all'uso che ha fatto Berlusconi dell'ideologia, nel suo caso dell'anticomunismo. Mentre noi ci scannavamo sugli spalti dandoci reciprocamente della "zecca comunista" e del "fascio di merda", lui si comprava l'arbitro, i giocatori e la partita.
Il comunismo era finito da tempo e l'anticomunismo era un residuato inesploso del passato. Lui l'ha usato spregiudicatamente per tenere impegnati gli italiani in un risiko politico virtuale, in un social game perverso, mentre provava a soddisfare il suo ego ipertrofico diventando il più grande statista degli ultimi centocinquant'anni. Ma no, che dico, provava a salvare le sue aziende dal fallimento e a farle prosperare illecitamente alla faccia nostra.

Ora, quell'uso ideologico della politica deve finire. L'emergenza impone di affidarsi a coloro che potranno salvare la baracca prima di tutto dal punto di vista economico ma cominciano già i distinguo. Draghi no perchè è espressione degli Illuminati. E allora chi, Beppe Grillo, Renzi, Bersani o Paravendola?
Dice che FLI è pieno di riciclati e persone sospette. Ricordo che il primo governo del postfascismo fu affidato a Badoglio, un criminale di guerra.

Quando Berlusconi sarà in volo per i Caraibi con la sua corte, come ci auguriamo per non augurargli di peggio che non sta bene, dovremo ricostruire l'Italia. Dovremo raccogliere i cocci della scuola, dell'università, della ricerca, affidate finora a chi non sarebbe stata in grado nemmeno di pulire un cesso. Dovremo riappropriarci della nostra credibilità all'estero, far capire che in Italia il sogno delle donne non è scopare con un vecchio di settantaquattro anni.
Ci vorranno politici di destra e di sinistra uniti per il bene del paese. Con una visione e un progetto.
A proposito. Fini ha vent'anni di meno di Berlusconi e parla di futuro con l'energia di chi può farcela. Quel futuro che Berlusconi non ha, se non da pensionato di lusso in qualche paradiso fiscale, e nonostante tutti i suoi soldi. 

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